Darwin sembra non l’abbia presa tanto bene. Secondo la Repubblica dal primo gennaio 2019in Germania è diventato legge il terzo genere”. Secondo il Corriere  invece sarebbe un terzo sesso quello che adesso può essere registrato nei documenti. Per LifeGate addirittura “la Germania riconosce l’esistenza di un terzo genere”.

Dobbiamo prendere e riscrivere i libri di biologia adesso? Certo che no. L’unica cosa da riscrivere magari sarebbero i titoli di questi aricoli, e certi loro passaggi. Innanzi tutto: questa presunta terza categoria è di sesso o di genere?

Se stiamo ad ascoltare i media italiani (ma anche molti stranieri) siamo destinati al cortocircuito. In un articolo si parla di un terzo sesso, in un altro diventa un terzo genere. Ma riescono a fare anche di meglio. Su la Repubblica e LifeGate, ad esempio, parlano in un paragrafo di “genere” mentre poco dopo, nello stesso articolo, compare la parola “sesso”. Ma il genere ed il sesso non dovrebbero essere due cose diverse?

La verità è che non si tratta né di un terzo genere né di un terzo sesso. Il problema per il parlamento tedesco non era “riconoscere l’esistenza di un terzo sesso/genere”. Era creare uno strumento giuridico per i documenti di nascita che permettesse di registare le persone caratterizzate dalla rara condizione dell’ intersessualità senza più scegliere forzatamente fra M/F oppure casella bianca.

La legge prevede infatti che i bambini nati in questa condizione possano essere registrati nei documenti di nascita anche come “divers”, che significherebbe “vario”. Gli adulti intersessuali, se interessati, possono invece chiedere di cambiare il proprio documento presentando un certificato medico. Il nome scelto per la categoria giuridica, come si vede, non è definitorio bensì generico. Non rappresenta dunque alcun “riconoscimento di esistenza di un terzo genere” né di un sesso.

Gli unici che a livello italiano sembrano essersi almeno parzialmente accorti delle parole fuorvianti sparse nei giornali sono i membri dell’ Ufficio Nuovi Diritti della CGIL. In una nota scrivono che “la nuova legge tedesca in materia di atti di stato civile è un’ importante novità legislativa con una grande valenza. Merita però maggiore chiarezza poiché quanto riportato da varie testate giornalistiche italiane non è corretto. Non si può parlare di terzo sesso”.

Convinti che si trattasse di un terzo sesso, invece, testate come il Corriere della Sera ci hanno deliziato con affermazioni del calibro di “i sessi registrati in natura sono tre”, che hanno pubblicato pure in grassetto, forse per farci fare grasse risate.

Tuttavia la responsabilità a nostro giudizio non è solo dei giornalisti superficiali. Si potrebbe ragionevolmente sostenere che la causa della confusione sia proprio la scelta del parlamento tedesco di usare una parola che non definisce nulla.

Se infatti lo strumento giuridico costituito è riservato alle sole persone intersessuali, perché non chiamare questa nuova categoria semplicemente “intersessuale”? Sarebbe stata la scelta più logica poiché, prescindendo dalle problematiche chimeriche di “identità di genere”, avrebbe reso la categoria funzionale allo scopo del documento di nascita o di identità, cioè identificare da un punto di vista medico-biologico la persona.

Il documento non ha certo la funzione di riportare percezioni o idee personali del soggetto che, tra l’altro, essendo ancora un neonato nel caso del certificato di nascita, non può nemmeno essersele formate.

Forse possiamo carpire la ragione di questa strana scelta se allarghiamo l’orizzonte. Su la Repubblica, ad esempio, leggiamo che “la legge è criticata da alcuni deputati dell’opposizione e alcune associazioni, secondo i quali la legislazione approvata non è sufficiente”. Non è sufficiente per cosa? E di chi si parla? Ce lo svelano gay.it e pinknews.

Anton Hofreiter, leader del partito dei Verdi, ha criticato la legge perché “poteva essere più inclusiva”. Non troverebbe giusto presentare un certificato medico per richiedere la modifica del genere sessuale poiché sarebbe “assurdo e un segno di sfiducia nei confronti di quelle persone che non rientrano in una concezione della società all’antica”.

Sniff sniff, sentite anche voi questo sgradevole odore? E’ odore di ideologia.

Intanto non si capisce cosa ci sarebbe di “assurdo” in quanto presentare un certificato medico, dato che parliamo di una condizione biologica particolare, pare solo una normale precauzione. Le persone intersessuali poi sono le uniche a porsi fra il sesso maschile ed il sesso femminile, ma ovviamente non perché costituiscono un terzo sesso bensì poiché, avendo la loro condizione cause genetiche e fisiologiche, nascono con caratteristiche di sesso cromosomico, gonadico e/o anatomico atipiche, appartenenti a entrambi i sessi. Non si capisce dunque chi o cos’altro dovrebbe essere “incluso” nella legge.

Si capisce però che le “persone” vagheggiate da Hofreiter sono LGBT. E’ per loro che il certificato medico “sarebbe un problema”.

Vorremmo rispondere a Hofreiter, “scusi, ma la nuova categoria non è forse stata coniata per permettere la registrazione di coloro che biologicamente sono fra maschio e femmina? Quale senso avrebbe far usare “divers” anche a chi invece ha problemi di identità di genere”?.

In altre parole: quale senso avrebbe usare la stessa categoria giuridica per registrare oggi un fenomeno oggettivo e domani pure un fenomeno solo percepito? I documenti non sarebbero più tanto “informativi”.

Gli LGBT non si trovano minimamente nella stessa situazione degli intersessuali. Le loro condizioni sono infatti psicologiche, non biologiche, e non pongono il problema della registrazione del sesso alla nascita, da cui era partita la questione. Scientificamente inoltre non rappresentano né altre forme di genere né tanto meno di sesso.

E’ dunque assolutamente fuori luogo il riferimento a una presunta “concezione di società all’antica”. Non è affatto per ragioni “politiche” che gli LGBT non sono inclusi nella legge. Non c’è alcuna società retrograda che esclude gli LGBT, sono invece gli LGBT ad escludere sistematicamente dalle loro concezioni ideologiche la scienza. D’altronde una legge non può certo magicamente far diventare “sesso” o “genere” un fenomeno che per sua natura non lo è, a prescindere dal tipo di società che la promuove.

Ma le affermazioni più maleodoranti vengono da Henny Engels, esponente del direttivo dell’associazione gay e lesbiche. Criticando il fatto che la legge sarebbe “troppo focalizzata su caratteristiche fisiche” (critica che suona alquanto ridicola alla luce delle considerazioni appena fatte), ha detto che “il sesso non si lascia individuare solo da elementi fisici, ma viene determinato da fattori sociali e psichici”.

Il nostro rilevatore del livello di ideologia qui purtroppo è esploso.

Qui siamo di fronte a una palese distorsione del concetto di “sesso” che, per ragioni ideologiche, viene revisionato così da adattarlo a piacimento alle condizioni LGBT. Il fatto che poi si parli dei tratti fisici come atti alla mera “individuazione” mentre dei fattori psicologici come determinanti il sesso, suggerisce l’idea che per Engels il sesso biologico conti poco e che sia interamente sostituibile dal concetto di “genere”. Tutto molto scientifico vero?

Forse adesso è più chiaro perché il Bundestag tedesco, pur approvando una legge per soli individui intersessuali, non ha pensato di chiamare effettivamente la categoria designata “intersessuale”. Perché in un secondo momento, a suon di vittimismo, quel “vario” potrebbe venir utilizzato come trampolino giuridico per LGBT, che nulla hanno in comune con gli intersessuali ma che sono lì dietro, a premere con forza e presunzione la porta della legge.

Quando la forzeranno, che sia in Germania o nel nostro paese, sarà bene farsi trovare ben armati con gli strumenti della logica e della ragione.

Il Bastian Contrario

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