Tutti noi portiamo nel cuore il Natale dell’infanzia. Quello di Babbo Natale che portava i regali, dove per giorni e giorni mangiavamo le migliori leccornie, e la tv traboccava di film e cartoni. Piano piano però, crescendo, dovremmo aver superato questa concezione infantile del Natale, in teoria, ed averla sostituita magari con un sincero sentimento religioso.

Nella pratica, tuttavia, spesso questo sentimento è completamente assente e il Natale si trasforma in una semplice e vuota formalità. Con questo articolo, cercheremo di proporre una spiegazione del Natale, che possa riaccendere la consapevolezza dei significati più profondi che questa festa porta con sé.

I mitologemi e gli archetipi dell’animo umano

Lo psicologo svizzero Carl Gustav Jung, padre della psicologia analitica, ha dimostrato che l’essere umano, fin dalla nascita, ha in sé elementi psichici a priori: dati prima di ogni condizionamento educativo e socioculturale.

Secondo Jung essi possiedono una incredibile potenza psicologica, capace di attrarre e condizionare l’uomo in maniera quasi magica. Come abbiamo detto tali principi costellano la psiche fin dalla nascita, ancor prima che una coscienza vera e propria si sia formata. Essi sono, come li definì lo stesso Jung, “archetipi“, ovvero principi strutturali e strutturanti della psiche umana. Quando poi, questi archetipi, incontrano la fantasia umana divengono “mitologemi“: ovvero simboli allegorici che fungono da elementi fondanti dei racconti mitici. Tra questi mitologemi, di grandissimo rilievo è quello dell’età dell’oro: il simbolo di un periodo originario, ormai lontano e perduto, in cui l’uomo viveva serenamente senza conoscere le pene del dolore e della morte. A tal proposito, per citarne alcuni esempi, possiamo pensare sicuramente al paradiso terrestre della Bibbia ma anche al Satya Yuga indiano e all’età dell’oro dei greci.

Il Natale ed il ritorno all’età dell’oro

L’armonia cosmica

Prima dell’avvento dell’illuminismo nella cultura europea, e non solo, dai tempi dei culti pagani fino all’età moderna, era radicata la profonda convinzione della strutturale armonia del Cosmo.

L’Universo era visto come un insieme di più esseri, animati ed inanimati, collocati ognuno al giusto posto, in quella che era considerata una perfetta armonia naturale. Tale armonia rispondeva ad un sistema di corrispondenze tra “macro” e “microcosmo”, il quale permetteva agli uomini di vedere analogie tra cose apparentemente molto distanti tra loro. Così, in epoca classica, il giorno, come anche l’anno, veniva considerato un’immagine in miniatura del grande ciclo cosmico della religione pagana, ciclo costituito dalla successione delle quattro età mitiche: età dell’oro, dell’argento, del bronzo e del ferro.

Dunque come in un intero ciclo cosmico si susseguivano le quattro età, allo stesso modo queste dovevano essere presenti, per analogia, anche nel singolo giorno e nel singolo anno. Inoltre dato che, tra le quattro età, quella dell’oro era la più felice e propizia, l’uomo antico aveva un grande interesse nel comprendere dove questa andasse collocandosi nell’analogia sopra indicata. Così, per quanto riguardava la giornata, gli antichi identificarono l’età aurea nelle prime ore del mattino e, per quanto riguardava l’anno, in un periodo molto particolare: quello del solstizio d’inverno, ovvero il periodo in cui le giornate tornano ad allungarsi e la luce “vince” sulla tenebra dando inizio al nuovo anno.

Dunque per l’uomo antico il periodo natalizio costituiva un ritorno, se pur in piccolo, a quella che fu la mitica età dell’oro: mitologema, che, come abbiamo visto, è presente in più culture, e questo perché esprime un contenuto archetipico universale.

Natale, tra Paganesimo e Cristianesimo

Le festività legate all’inizio del nuovo anno erano ampiamente diffuse tra varie civiltà: ad esempio tra quelle mesopotamiche, semitiche, indios e nord africane. Tutte queste culture, secondo quanto ci dice l’eminente antropologo e storico delle religioni Mercea Eliade, sentivano particolarmente le celebrazioni del rinnovamento cosmico annuale, percependone l’importanza e l’analogia con la creazione primordiale del Mondo.

Sarebbe molto interessante approfondire questo mitologema in tutte le varie culture, ma, per i nostri scopi, sarà sufficiente dedicarsi a quelle a noi più vicine, ovvero quella latina e quella cristiana, per mostrare come anche in queste, il mitologema del rinnovamento cosmico, con annesso ritorno all’età dell’oro, sia ben presente: nella cultura romana in maniera evidente e in quella cristiana sotto spoglie più celate.

Nella Roma antica una delle feste più importanti era sicuramente quella dei Saturnalia, festa che andava dal 17 al 23 dicembre. Durante questo periodo si celebrava il ritorno all’età dell’oro: un periodo mitico dominato da Saturno, prima che Giove lo detronizzasse.

Secondo la tradizione romana l’età dell’oro fu un periodo felice in cui gli uomini vivevano in compagnia degli dei, nell’abbondanza, ed in cui regnavano concordia e uguaglianza. Così, i Saturnalia, venivano festeggiati con opulenti banchetti.

Gli schiavi venivano parificati al resto degli uomini liberi, e fra loro ne veniva estratto a sorte uno che diveniva “Rex Saturnaliorum“, a quest’ultimo poi venivano concessi pieni poteri, come fosse un re. Macrobio ci racconta che nel tempio di Saturno venivano sciolti i piedi alla statua del Dio a simboleggiarne la liberazione. In quel periodo di festa inoltre si invitavano i parenti a casa propria allestendo festosi banchetti e ci si scambiavano piccoli regali.

Per quanto riguarda la tradizione cristiana, come tutti sappiamo, il Natale celebra la nascita di Gesù.

Il lettore avrà sicuramente notato come, alcuni elementi dei Saturnalia, si siano trasferiti nella nostra cultura cattolica: come ad esempio la tradizione di festeggiare con i parenti, di scambiarsi doni e di imbandire la tavola con le migliori leccornie. Ma le analogia non finiscono qui, se pur ad uno sguardo superficiale l’idea del ritorno all’età dell’oro, nelle celebrazioni cristiane, sembra scomparsa, essa è ancora ben viva sotto i simboli natalizi.

Innanzitutto, vista la comune e feconda abitudine di cristianizzare gli dei pagani sotto spoglie di santi cristiani, adottata dalla Chiesa dei primi secoli, non ci sorprenderebbe se il vecchio dio dell’abbondanza dell’età aurea, ovvero Saturno, avesse trovato nuova vita, sotto le spoglie di un altro vecchio, stavolta santo, dispensatore di doni e gioia nel periodo natalizio. Ci stiamo riferendo ovviamente a San Nicola, alias Babbo Natale. Ma anche il mitologema del rinnovamento cosmico è rimasto affatto immutato.

Nel cristianesimo infatti Gesù, nelle sue vesti di “Cristo Pantocratore”, assume il ruolo di reggitore dell’Universo, divenendone egli stesso immagine e simbolo. Allo stesso modo Gesù bambino, diviene il simbolo del Cosmo appena nato, indicandone la rinascita ed il rinnovamento ciclico, grazie al quale l’intera natura rivive la propria “fanciullezza”, e con questa l’originaria età dell’oro.

Il Natale dunque lungi dall’essere una mera formalità convenzionale, si mostra come la manifestazione di un archetipo tra i più profondi, potenti e misteriosi della nostra psiche: quello del ritorno all’età dell’oro; archetipo che esprime l’innato bisogno psicologico di rinnovamento di sé, per mezzo del quale, l’uomo cerca di recuperare il suo originario stato di purezza d’animo e di cuore.

A Natale rinasce il Sole, rinasce Cristo e rinasce l’uomo.

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