Con questo pezzo Il Bastian Contrario apre una stagione di articoli fondamentali, dedicati alle fallacie logiche. Una luccicante armeria di lance, lame e scudi intellettuali indispensabili per chiunque voglia districarsi nel quotidiano marasma di affermazioni politiche, giornalistiche e “borghesi” (o plebee?). E’ arrivato il momento di armarsi di logica, per la barba di Venier! E gettarsi in quella mischia con coraggio, per combattere l’ideologia, la disinformazione e la passività intellettuale. Ma non come farebbe un macellaio. Ci vuole consapevolezza, eleganza ed anche una certa capacità di autoanalisi, imparando anzitutto a riflettere sul proprio modo di argomentare con il prossimo. La ragione è ciò che anima il cuore e la mente de’ Il Bastian Contrario, ed è anche ciò che vuole seminare nei suoi lettori.

Cos’è innanzitutto una fallacia? Possiamo definirla come una falla logico-argomentativa in un discorso o in un ragionamento. All’apparenza si presenta come un pensiero corretto, sounded, come direbbero in gergo, ma ad uno sguardo più attento scopriamo che in realtà contiene un errore nelle premesse e nella relazione fra queste e la conclusione tratta. A volte si tratta di artifici retorici costruiti ad arte, fatti per persuadere un pubblico o un elettorato. Altre volte invece sono pseudo ragionamenti che, vuoi per emozioni di pancia o semplificazione cognitiva, facciamo senza accorgercene.

La prima fallacia che prendiamo in esame è forse la regina delle falle in contesto politico e mediatico: la fallacia ad hominem.

Tecnicamente rientra nelle fallacie così dette di “irrilevanza”, cioè quelle fallacie compiute nel tentativo di giustificare una posizione o con argomenti fuori luogo, che non hanno reale attinenza con la questione in esame, o con conclusioni solo apparentemente legate alle premesse da cui si era partiti. Per il modo in cui agisce, è chiamata anche “avvelenamento del pozzo”.

Funziona così: immaginiamo che sia in atto un’ipotetica discussione fra due interlocutori, poniamo A e B, in merito a una tematica qualsiasi, diciamo T. Una situazione piuttosto comune nei dibattiti politico-elettorali su programmi televisivi, ma anche e soprattutto sulle piattaforme social come Facebook. L’interlocutore A propone una certa tesi x. L’interlocutore B  sostiene la falsità della tesi x  ma non sulla base del suo contenuto, bensì per una o più caratteristiche possedute dall’interlocutore A. Di qui il nome “ad hominem”, poiché invece che affrontare una tesi e le sue implicazioni si sceglie di attaccare colui che se ne fa portatore.

Ne esistono diverse varianti:

1) “Fallacia Ad Hominem Diretta”. E’ il tipo classico, mostrato in forma generale poc’anzi. Facciamo un esempio pratico. Immaginiamo che Oscar Giannino stia discutendo con Karl Marx una certa questione economica. Karl Marx argomenta con una tesi specifica. Giannino però non prende in considerazione il contenuto della sua tesi, dice invece che è una cialtroneria perché Marx non ha un master in economia. L’unico modo per confutare ciò che Marx propone è andare nel merito di ciò che dice. Appellarsi ad una sua proprietà esterna alla questione, il fatto che abbia o non abbia un titolo di studio di quel livello in economia, non serve a nulla. Infatti pur non avendo un master o un PhD, il contenuto della tesi di Marx potrebbe essere giusto. Naturalmente le proprietà di una persona possono essere usate anche in positivo, per dar impropriamente manforte a ciò che sostiene. X dice che pX  è un eroe che salva vite in Africa. Allora p è vera.

2) Fallacia Ad Hominem Indiretta o Per Associazione. E’ la sorella della forma diretta, con la differenza che qui le proprietà negative su cui il detrattore si sofferma non appartengono all’interlocutore ma ad una terza persona, che viene coinvolta nel ragionamento tramite associazione. Questa terza persona non c’entra nulla ma magari sostiene, esattamente o solo superficialmente, la stessa tesi dell’interlocutore. Siccome possiede una certa proprietà negativa (es. ha commesso un reato) il detrattore insinua che ciò che dice non è attendibile o è falso, screditando così indirettamente ed automaicamente la stessa tesi sostenuta dall’interlocutore. Esempio: un politico sosiene che per il proprio paese sarebbe un traguardo importante raggiungere l’autosufficienza energetica, per varie ragioni. Un altro politico però collega l’autosufficienza con l’autarchia economica ideata da Benito Mussolini nel ventennio. “L’autarchia di mussoliniana memoria. Ci state forse proponendo misure da dittatura fascista?”. In questo modo, pur non avendola minimamente affrontata, la proposta del primo politico viene screditata agli occhi del pubblico.

3) Tu Quoque. E’ una variante molto usata della fallacia ad hominem. Ad esempio, in una discussione sul fumo un interlocutore dice a un altro: “dici che fumare è sbagliato e che il fumo fa male, però poi sei il primo ad accenderti una sigaretta!”. Le motivazioni per le quali una persona ritenga che il fumo sia sbagliato o dannoso riguardano l’analisi della questione in sé, astratta da tutto il resto. Non sono minimamente legate al comportamento che poi la persona stessa mette in atto, né potrebbero esserne in qualche modo inficiate. La persona potrebbe infatti decidere di comportarsi di conseguenza, smettendo di fumare, oppure no. Ma ciò non cambierebbe di una virgola la verità o la falsità dei danni da fumo o degli altri argomenti eventualmente portati a supporto della sua posizione.

Sarebbe completamente fuori luogo accusare la persona di “ipocrisia”. Mostra anzi la capacità di ragionare in modo critico su un argomento, senza lasciarsi influenzare da fattori personali. Schopenhauer diceva che per avere sempre ragione basta usare il tu quoque. “Se qualcuno argomenta ad esempio in difesa del suicidio, basta gridargli subito << Ah si? E perché allora non ti impicchi? >>”.

4) All’Interesse. Viene commessa quando una persona ha interessi personali o professionali in una certa materia, allora si da per certo che tutto ciò che sostiene a riguardo sia falso perché influenzato. Esempio: il signor Rossi dice che nella fabbrica dell’imprenditore Bianchi le condizioni di lavoro degli operai sono piuttosto gravi. “Ma il signor Rossi è anch’esso un operaio. E’ chiaro che quel che dice è falso e influenzato da propositi politici.”

5) Ad Personam”. E’ la forma generalizzata della fallacia ad hominem diretta. Sostanzialmente, per via di una certa proprietà o perché è quella specifica persona, tutto ciò che qualcuno dice o fa viene delegittimato, con il risultato che ci si sbarazza della persona stessa. Esempio: il prof. Alessandro Strumia sta intervenendo ad una conferenza con un parere sulle onde gravitazionali. Mesi fa si era battuto sostenendo che nella fisica non c’è discriminazione femminile, ma da allora è stato pubblicamente etichettato come sessista. Una scienziata gli risponde: “Grazie Professore, ma credo che conosciamo già tutti il valore scientifico delle sue tesi.

6) Ad Verecundiam. Questa variante dell’ ad hominem potrebbe anche essere chiamata ipse dixit. Riguarda infatti quei casi in cui vengono sostenute tesi che vanno contro il parere di una certa autorità o di una certa persona particolarmente influente. Si cerca quindi di suscitare paura o spirito di modestia in chi sostiene posizioni poco gradite. L’espressione ad verecundiam significa infatti letteralmente “alla modestia” ed è stata coniata da John Locke. Esempio: durante una lezione di Psicologia uno studente sostiene che, per le ragioni x, y e z, l’omosessualità non sia un fenomeno genetico bensì psicologico-comportamentale. Un suo compagno di corso gli risponde: “scusa ma la comunità scientifica pensa il contrario ed è un po’ più autorevole di te, studente al terzo anno. Inoltre è la comunità LGBT stessa a dire che loro sono “nati così”. Lo sapranno meglio loro o te?.

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