Con questo articolo, il Bastian Contrario torna ad occuparsi di logica: tratteremo un tema di grande importanza, utile a sviluppare il discernimento tra concetti apparentemente uguali ma profondamente differenti, quali quelli di “contrari” e “relativi”.

Per capire al meglio le differenze che corre tra termini contrari e relativi riportiamo un estratto di Sesto Empirico, tratto dalla sua opera “Contro i matematici”.

Termini contrari e relativi

Per quanto riguarda i contrari Empirico ci dice: “Secondo opposizione sussistono tutte quelle cose che vengono pensate secondo l’opposizione di una rispetto ad un’altra, come ad esempio buono e cattivo, giusto e ingiusto, utile ed inutile, santo e non santo, pio ed empio, mosso ed in quiete, e tutte le cose come queste.”

Il nostro autore poi prosegue spiegandoci in cosa consistano invece i termini relativi: “In relazione a qualcosa sono quelle cose che sono pensate secondo la loro relazione ad altro, come destro e sinistro, alto e basso, doppio e mezzo: infatti il destro è pensato secondo la relazione con il sinistro ed il sinistro secondo la relazione con il destro, il basso secondo la relazione con l’alto e l’alto secondo la relazione col basso. E lo stesso vale per tutti gli altri casi”.

Differenze tra contrari e relativi

Sesto Empirico poi ci spiega come per i termini contrari la scomparsa dell’uno coincida con il prodursi dell’altro, portando come esempio la scomparsa della salute al generarsi della malattia, oppure la cessazione della quiete al sorgere del moto e viceversa.

In sostanza i contrari si respingono a vicenda e dove vi è l’uno non può mai essere presente l’altro, per fare ancora qualche esempio, dove c’è la vita non può esserci la morte, dove c’è luce non può esserci il buio, dove c’è l’ordine non può esserci il disordine e così via per tutte le coppie di opposti.

Dunque dove è presente il termine di una coppia di contrari è sempre assente l’altro, e se i termini di una tale coppia vanno predicandosi dello stesso oggetto ciò non può mai avvenire simultaneamente ma sempre in momenti differenti: così un animale può essere prima vivo e poi morto ma non vivo e morto allo stesso tempo.

Per i termini relativi invece le cose stanno in maniera diametralmente opposta; già dal nome “relativi” infatti si comprende bene come i suddetti termini esistano sempre nell’ambito di una relazione.

Mentre i contrari si annullano a vicenda, e non possono che esistere singolarmente, i relativi non possono che esistere contemporaneamente: infatti sono sempre legati l’uno all’altro e alla scomparsa di uno dei due anche l’altro perde di significato; non esiste alcuna destra senza la sinistra, nessun grande senza un piccolo, nessun doppio senza la metà e così via.

Dunque mentre i termini contrari acquistano senso e significato solo in assenza del loro opposto, i termini relativi perdono il proprio senso e significato proprio quando viene a mancare loro il termine con cui sono in relazione.

Il mito moderno della ricchezza

Nella società moderna occidentale, è inutile negarselo, la ricchezza ha preso il sopravvento come fine ultimo e supremo della vita umana. Essa però non è la panacea a tutti i mali come ci viene continuamente presentata, e porta con sé un effetto collaterale decisamente rilevante.

La ricchezza infatti non è il termini contrario alla povertà ma il suo relativo a cui quest’ultima è indissolubilmente legata. Detto in altri termini per una o più persone che si arricchiscono vi sono sempre una o più persone che si impoveriscono, ciò è inevitabile: non può esserci alcun concetto di ricchezza senza quello di povertà, come non può esserci alcun concetto di doppio senza quello di metà.

La dinamica di relazione tra ricchezza e povertà è ben visibile nel gioco del poker: al tavolo da gioco è evidente che per qualcuno che vince, e si arricchisce, c’è sempre qualcuno che perde e si impoverisce.

In economia il meccanismo è pressoché identico: nell’economia reale, incentrata sulla produzione, all’arricchimento dell’uomo corrisponde l’impoverimento della Terra. In economia finanziaria invece, all’arricchimento di un soggetto finanziario corrisponde l’impoverimento di un altro soggetto finanziario.

Ma perchè solitamente non percepiamo questa relazione? Tornando ad utilizzare un linguaggio “pokeristico”: in economia reale ci arricchiamo sulle spalle di un “giocatore”, la Terra, sul cui impoverimento non ci poniamo troppi problemi. Nel sistema finanziario invece il “tavolo da gioco” è così ampio che se “vinciamo”, ovvero i nostri prodotti finanziari fruttano, non riusciamo ad individuare chi ha “perso”, e abbiamo l’impressione di aver guadagnato dal nulla, ma la nostra ricchezza porta sempre con sè il prezzo della povertà di qualcun’altro e viceversa.

A questo punto se si è compreso che ricchezza e povertà non sono termini contrari che si annullano ma relativi che si autoalimentano, diviene chiaro perchè, nel sistema turbocapitalista in cui siamo immersi, la povertà non accenni a diminuire e anzi, negli ultimi anni sia sempre più aumentata, proporzionalmente all’aumento della ricchezza di un elite sempre più ristretta.

Appare evidente allora che, l’idea, squisitamente capitalista, secondo cui la ricchezza del grande imprenditore o finanziere, generi una ricchezza a cascata sull’intera società, debellando di fatto la povertà, è un errore logico derivante dal non camprendere la natura relativa della ricchezza stessa.

Dunque finchè non si sostituirà con un sistema economico più equo quello ipercompetitivo vigente, le ineguaglianze sociali saranno destinate inevitabilmente ad aumentare, perchè se qualcuno deve essere ricco, qualcun’altro deve essere povero; ciò è inevitabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *