“E vi sono anche scienziati che si limitano a seguire la guida di altri, che cedono alle pressioni sociali e accettano una nuova teoria come fosse una fede, solo perché lo hanno fatto gli esperti, le autorità. Per quanto a malincuore, lo riconsco: anche nella scienza si impongono mode, anche la scienza subisce pressioni sociali.”                             Cit. Karl Popper

Il Bastian Contrario non poteva tacere. Non appena hanno iniziato a fioccare titoli di giornale come “Alessandro Strumia presenta teoria sessista”, “Se il sessismo arriva al Cern, con un italiano e le sue tesi fantasiose”,“Fisica e sessismo, alle donne le scienze dure sono negate ecc, un formicolio ha preso a corrergli sulla mano sinistra, avvolta all’elsa della sua lama.

Lascia piuttosto esterrefatti che, a ventunesimo secolo inoltrato, uno scienziato come Alessandro Strumia venga trattato come vediamo. Non solo pubblicamente denigrato da tutti i giornali nazionali e non. Ma anche emarginato e punito. Prima con la sospensione dalla collaborazione che intratteneva al CERN. Poi, su pressione dei sindacati FLC CGIL, con la revoca dell’associazione presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Come se già non bastasse, il rettore dell’Univesità di Pisa, ateneo presso cui Strumia è docente, ha avviato un procedimento etico nei suoi confronti che rischia di coinvolgere anche il Collegio di Disciplina. Addirittura, ed è notizia fresca, una comitiva di 1600 scienziati ha sottoscritto una lettera/petizione online contro di lui. Ma cosa ha fatto questo fisico teorico per meritarsi tutto ciò?

Le Accuse e la Narrazione nei Giornali

Il Cern ha giustificato la sospensione del fisico con due ragioni. Durante gli incontri di High Energy Theory and Gender, Alessandro Strumia avrebbe condotto una presentazione altamente offensiva suscitando l’indignazione di molte persone. Avrebbe poi compiuto attacchi personali, ed avrebbe violato il codice di condotta del centro. Le sue slides sono quindi state rimosse dal sito del Cern e della conferenza, in quanto il codice non tollera insulti e attacchi personali.

Aprendo qualsiasi quotidiano emerge la medesima cornice, con dettagli ulteriori. Il prof. Alessandro Strumia è un “sessista” che durante una conferenza al Cern ha tenuto un hate speech con affermazioni offensive, discriminatorie e pseudoscientifiche. Viene ovunque riportata la frase “la fisica è stata inventata dagli uomini e non è su invito”, che Strumia avrebbe pronunciato nella sua esposizione. Ma nei titoli troviamo anche “la fisica non è donna” (Il Corriere della Sera, Il Giornale, La Stampa) e simili. Possiamo prendere come paradigma di questa narrazione, “Fisica e sessismo, alle donne le scienze dure sono negate”, pubblicato nella sezione blog del Fatto Quotidiano. Ivi si legge:

“Che cosa dicevano le slide del professor Strumia? Contenevano essenzialmente dati e grafici che dimostrerebbero, in breve, come la fisica sia un affare per uomini (“la fisica è stata inventata e costruita da uomini, non si entra su invito”) e che, dunque, la minore presenza di donne nel settore della fisica dipenda dalle attitudini peculiari dei generi .”

Quindi Strumia è intervenuto a questa conferenza per dimostrare che la fisica può essere fatta solo da uomini. Il fatto è ribadito poco dopo, dove si legge che la posizione deò prof “è allineata a quella di tanti altri uomini, scienziati compresi, i quali ritengono le donne inadatte alle scienze dure”. Dopo di che viene presentata una controargomentazione alle affermazioni sessiste del fisico. Si fa riferimento a uno studio del 1992 che mostra come, nel mondo, il numero di professoresse di fisica sia compreso tra il 5 e il 30%. Affermando che “le ragioni, come dimostrano innumerevoli studi, sono di carattere economico, sociale e culturale“, se ne conclude che esiste una discriminazione. Come conferma finale, viene riportato che “studi sui media hanno analizzato l’immagine delle fisiche nella società dimostrando come molte riviste, anche le più progressiste, non riescano ad offrire una decente descrizione del loro lavoro perché non riescono a immaginare le scienziate come ricercatrici di successo e, contemporaneamente, come donne piacenti“. Non c’è storia insomma “i dati” parlano chiaro. Quella di Alessandro Strumia non è scienza, è solo sessimo. Le cause delle differenze fra i due sessi in fisica sono di carattere culturale, non biologico, e ne sono responsabili gli uomini. I provvedimenti presi nei confronti del professore sono giustificati dalla lotta al pregiudizio ed alla discriminazione.

Andando alla Fonte

Andando a vedere direttamente le slides di Strumia (TheoryGenderTalk) si scopre che le cose sono lievemente diverse. C’è letteralmente un mondo in quelle slides, tremendamente più ampio della cornicetta sui quotidiani. Per farlo capire bene bisogna fare ciò che nessun giornale ha fatto, cioè analizzare e spiegare il lavoro del professore. Farlo in un solo articolo non è semplice, perciò divideremo in due la trattazione. In questa prenderemo in esame i dettagli tecnici delle ipotesi e delle verifiche che Alessandro Strumia ha condotto. Ci fermeremo alla slide numero 17. In un articolo successivo ci occuperemeo invece delle restanti 9 slides, soffermandoci in particolare sull’aspetto ideologico che emerge dalla vicenda.

Iniziamo

La prima discrepanza con la narrazione ufficiale risiede nelle modalità e nella ragione dell’intervento di Strumia. Non voleva affatto dimostrare che “la fisica è un affare da uomini”. In risposta alle tesi ascoltate per tutto il ciclo di conferenze, il professore voleva verificare scientificamente se nel campo della fisica esistessero veramente discriminazioni di genere. La modalità che ha seguito è un po’ più complessa di quella esposta sui giornali.  In linea con l’approccio scientifico delineato da Popper, ha cercato di rispondere al problema sottoponendo a controllo sperimentale due tesi opposte.

La prima è la tesi denominata M, slide numero 2, ed è quella che raccoglie le affermazioni fatte negli incontri di High Energy Theory and Gender. Notare che ciascuna delle affermazoni nella slide ha un link che conduce alla fonte originale dell’affermazione. Se ad esempio clicchiamo su “white male etero privilege” veniamo rimandati alla presentazione di Mike Childress, dove viene sostenuta l’esistenza di un “privilegio” dei maschi bianchi eterosessuali.

La seconda tesi è invece denominata C, slide numero 3, e corrisponde a quella di Strumia. La riportiamo per intero al fine di sottolineare con evidenza l’inadeguatezza delle narrazioni sui giornali.

“La Fisica è una comunità di interesse, ottimizzata per comprendere la natura. 1) La fisica non dipende da nazioni, razze o sessi = è quindi aperta a individui con qualsiasi background. 2) Spingendo ai limiti il cervello umano, i fisici vengono selezionati sulla base dell’interesse ( forse ce l’ha 1 su 10) e delle capacità (forse addirittura 1 su 1000). 3) Ciò richiede lo svilppo di regole tanto dure quanto selettive, e di una grande cultura. Onestà intellettuale + evidenza quantitativa.”

Non c’è traccia di “teorie sessiste” né di intenti misogini o discriminanti.

Delineate le tesi antagoniste, Alessandro Strumia, ancora in linea con Popper, predice le implicazioni di ciascuna delle due (slide numero 4). Secondo la tesi M, “la Scienza (ed in particolare la fisica) non solo è sessista, ma anche razzista“. Come vediamo, se la tesi M è vera dovremmo allora riscontrare empiricamente 1) disciminazioni nelle citazioni, conferenze, ecc. 2) a maggiori misure per “uguaglianza di genere” dovrebbe corrispondere un maggior numero di donne nella scienza. 3) dovremmo avere meno donne in ruoli di potere e dove il merito è un criterio di giudizio più soggettivo.

Secondo la tesi C, invece, alcuni gruppi di individui nel campo della scienza (gli uomini ovviamente) sono in numero maggiore poiché sono over-performing, cioè hanno prestazioni maggiori. Se è la tesi C ad essere vera, vedremmo che 1) l’interesse e le abilità non sono distribuiti uniformemente fra i generi. 2) Ciò avverrebbe in un modo che spiega le osservazioni. 3) Le persone più intelligenti dovrebbero essere meno soggette a bias o errori ecc.

Distribuzione Nelle Categorie Professionali

Facendo uso di InSpire, un noto database di letteratura scientifica, ed impostando i parametri alla slide 5, il professore ottiene due grafici (slide 6). In quello a destra notiamo le percentuali di distribuzione dei due sessi in ciascuna categoria professionale. Come si vede, la percentuale di donne in campi scientifico-tecnologici è poco inferiore rispetto a quella di uomini in psicologia. E’ bassa, e lo è molto di più nei lavori edili. Quasi nulla nell’ultima categoria con i lavori più duri (sarà mica discriminazione?). Alessandro Strumia nota che ci sono meno donne in lavori scientifici e di più in quelli umanistici o giuridici, dove, nel caso di impieghi giuridico-politici, si accede al potere. Il professore sottolinea anche che questi ambiti sono caratterizzati da “una meno chiara distinzione fra vero/falso e giusto/sbagliato”. Alcuni giornali hanno completamente mistificato questa frase, facendola apparire come un voler dire che le donne sono meno adatte a lavori oggettivi, e quindi alla scienza. A nostro parere, non hanno neanche capito il perché della frase, a riprova dell’approssimazione con cui hanno condotto il loro lavoro.

Quella frase serve solamente a far notare il contrasto dei risultati con la predizione numero 3 della tesi M. Che cosa diceva? Che se M fosse stata vera avremmo dovuto trovare meno donne in ruoli di potere e dove il merito è un criterio di giudizio più soggettivo. Dire che lì vi è una meno chiara distinzione fra vero/falso o giusto/sbagliato, non equivale forse a dire che lì i criteri di giudizi sono più soggettivi? Bingo. Notiamo dunque che nelle discipline giuridiche la percentuale di maschi e femmine è pressoché identica mentre in quelle umanistiche è maggiore quella femminile. Ciò implica necessariamente che la probabilità di trovare donne in ruoli di potere è molto alta, ed è quindi un risultato in contrasto con la prima parte della previsione numero 3 della tesi M. Essendo anche quegli ambiti caratterizzati da criteri di giudizio più soggettivi per il merito, la predizione 3 crolla completamente. Strumia nota infine che le percentuali di questo grafico sono coerenti con le distribuzioni di genere negli impieghi al Cern, dove gli impiegati donna sono molti, i fisici donna pochi e i tecnici donna pochissimi.

Il grafico a sinistra mostra invece le percentuali di impatto di autori di sesso femminile nelle varie branche della fisicia, dagli anni 50 ad oggi. Si nota una crescita via via sempre maggiore, difficilmente giustificabile da presunte logiche di “discriminazione”.

Più “Gender Equality” = Più “Gender Gap”

La previsione numero 2 della teoria M dice che a maggiori misure per ridurre il “gender gap” fra uomini e donne in campo scientifico dovrebbe corrispondere una maggior presenza di donne in tale ambiente. E’ qui che Alessandro Strumia mostra ciò che è conosciuto come “il paradosso dell’uguaglianza di genere“. Nella slide numero 7 (dove troviamo pure questo documentario sull’argomento) cita e riporta The Gender-Equality Paradox in Science, Technology, Engineering, and Mathematics Education, studio di quest’anno, dove anche la previsione numero 2 verrebbe disattesa.

La ricerca in questione si basa 1) su un database costituito dal PISA, il Programme for Internaional Student’s Assesment, il più grande programma di sondaggio del mondo in materia di educazione/comprensione delle materie scientifiche (per tutti i dettagli metodologici andare alla sezione “method” dello studio). 2) Sul report annuale dell’ UNESCO riguardo i risultati accademici nelle materie scientifiche. 3) Sul Global Gender Gap Report annualmente pubblicato dal World Economic Forum. 4) Sulle valutazioni riguardo la overall life satisfaction (OLS) dello United Nations Development Programme.

I risultati indicano che 1) in generale l’alfabetizzazione scientifica delle ragazze è uguale se non maggiore di quella dei ragazzi, al contempo però si laureano molto meno in discipline scientifiche. 2) I paesi con un basso livello di uguaglianza di genere hanno paradossalmente un maggor numero di donne laureate in discipline scientifiche rispetto ai paesi con un alto livello di misure per l’uguaglianza di genere. Ciò è un paradosso molto rilevante in quanto, per definizione dello stesso World Economic Forum, “i paesi con più eguaglianza di genere sono quelli che offrono alle donne più opportunità dal punto di vista dell’educazione e dell’empowerment, e generalmente spingono per un maggior convolgimento delle donne nei campi scientifici.

Gli studiosi hanno inquadrato due cause: la prima riguarda le scelte individuali che gli studenti compiono sulla base delle proprie capacità percepite. In linea con la expectancy value theory (Eccles, 1983; Wang & Degol, 2013) gli studenti compiono scelte di istruzione almeno in parte condizionate dai punti di forza accademici che sanno di avere (per intenderci, uno che sa di essere negato per l’analisi matematica non sceglie di andare a studiare Fisica). Indipendentemente dai livelli assoluti di performance, gli uomini risultano in media avere maggiori  punti di forza in scienze e matematica, mentre le donne in comprensione di testi. Anche quando i risultati assoluti in scienze delle donne sono maggiori di quelli degli uomini, questi ultimi mostrano di essere migliori in discipline scientifiche relativamente alla media accamica generale. Il grado di differenza fra i due sessi per quanto riguarda i personali punti di forza/debolezze accademici è correlato in modo critico con l’uguaglianza di genere delle singole nazioni, con una più ampia differenza proprio in quei paesi più equi. In ogni circostanza, gli studiosi hanno poi riscontrato anche una considerevole differenza attitudinale. Rispetto alle donne, gli uomini esprimono una maggior self-efficacy in scienze, così come un maggior apprezzamento ed un più ampio interesse per argomenti scientifici. Tali differenze risultano anche maggiori nei paesi più gender equal e sono correlate con i punti di forza accademici dei singoli individui.

La seconda spiegazione è socio-economica. Può essere che la cultura più libera dei paesi gender equal combinata con un minor costo economico dei percorsi scientifici, amplifichi le disposizioni personali dei singoli individui. Il risultato sarebbe infatti una differenziazione nelle disposizioni accademiche fra maschi e femmine visibile durante il periodo delle scuole superiori e successivamente all’università, che con il tempo si tradurrebbe in differenze di disposizione scientifica generale e numero di lauree scientifiche. Al contrario, nei paesi meno gender equal, una situazione meno aperta potrebbe indurre le donne a investire in percorsi scientifici per assicurarsi un futuro più certo e stabile. Anche la overall life satisfaction potrebbe spiegare la situazione di questi paesi, ma gli studiosi concludono dicendo a tal proposito sono necessari altri studi. Ciò che è certo è che là le differenze fra i due sessi risultano minori.

Infine gli studiosi fanno presente che i loro risultati sono in linea con quelli di altri ma ritengono che il link fra livelli di uguaglianza di genere e gaps educazionali riscontrati nei differenti paesi sia difficile da determinare con precisione, e non sempre a dire il vero è stato trovato.

C’è Sessismo nelle Citazioni Accademiche?

La previsione numero 1 della tesi M, diceva che avremmo dovuto riscontrare discriminazione nelle citazioni, nelle opportunità, nelle assunzioni ecc. Per verificarla, Alessandro Strumia prima controlla le eventuali differenze nelle citazioni di autori maschi o femmine, poi mette in relazione i numeri osservati con altri fattori, come ad esempio l’età che gli autori avevano quando sono stati assunti per la prima volta.

Alla slide numero 8 riprende InSpire e controlla l’asimmetria di citazioni di autori donne o uomini dai primi anni ’70 ad oggi. Verificando sia il sesso della persona che cita che quello della persona citata, Strumia nota come nei vari periodi non ci sia alcuna sostanziale preferenza di sesso per le citazioni, in nessuna delle branche della fisica esaminate (astrofisica, fisica sperimentale e fisica teorica). Autori maschi hanno più citazioni sia da parte di altri autori uomini che da parte di altri autori donne. Ne conclude dunque che tale differenza derivi non da un presunto sessismo, ma semplicemente dal merito, altimenti vedremmo logicamente autori donna citare meno uomini in quanto è assurdo che possano essere a loro volta sessiste nei confronti del proprio genere.

Passa poi a vedere cosa succede se viene messo in relazione il numero di citazioni di autori maschi/femmine con l’anno della loro prima assunzione, e con l’età che questi avevano. Ne risultano due grafici (slide 12), nei quali il professore mostra una differenza di trattamento. Alla medesima età dei colleghi uomini, le donne sembrano venir in media assunte con meno citazioni. La cosa è evidente se guardiamo la parte finale del grafico, nel periodo fra i 25 e i 30 anni di età. Si nota che gli uomini hanno in media un numero di citazioni ben 3 volte maggiore di quello di colleghe, assunte alla loro medesima età.

Alessandro Strumia passa poi a controllare le branche a cui gli autori citati afferiscono (slide 13). Qui notiamo che le donne con un certo valore bibliometrico, di una certa branca e di una certa età, vengono mediamente assunte prima rispetto a uomini con valore bibliometrico simile, afferenti a quella stessa branca ed età.

Infine il professore prova a controllare l’asimmetria nelle assunzioni guardando ai vari paesi. Nella slide 14 confronta il numero di citazioni medie che avevano scienziati maschi di un determinao paese alla prima assunzione, con quello invece delle loro colleghe donne nello stesso paese. Mette chiaramente in risalto anche il numero di scienziati e scienziate assunti in quel paese. Ne risulta una sproporzione non solo se guardiamo il numero di citazioni, ma anche per il numero di assunzioni.

Guardiamo ad esempio l’Italia. Dal 2000 sono stati assunti 121 scienziati con un numero medio di citazioni al momento dell’incarico di 150. Se guardiamo la parte femminile, vediamo certamente che sono state assunte meno donne, in quanto sono 83, ma anche che la loro media di citazioni al momento dell’assunzione è di 23. Questo significa che il rapporto fra le citazioni di maschi e femmine nel momento dell’assunzione è di 7 a 1, evidentemene sproporzionato.

A questo punto Strumia prende come riprova di questa sproporzione anche una sua vicenda personale. Alla slide 15 il professore riporta il bando per la posizione di Dirigente di Ricerca di Primo Livello Professionale, pubblicato dall’INFN (che, come sottolineato all’inizo di questo articolo, gli ha adesso revocato l’associazione). Lui vi ha partecipato gareggiando con un’altra ricercarrice italiana, Anna Ceresole. Nella tabella della slide vengono confrontate il numero di citazioni del professore (30.785) con quello invece della Ceresole (3.231). Sottolinea dunque che, nonostante il numero delle sue di citazioni sia quasi dieci volte superiore, alla fine il posto è stato dato alla ricercatrice.

Stando a queste analisi, anche la terza ed ultima previsione della teoria M risulta non verificarsi. Non ci sono prove di discriminazioni nei confronti di ricercatrice donne. Si evince invece che, rispetto ai colleghi uomini, le donne vengono mediamente assunte facendo pesare meno il numero di citazioni. E’ dunque falso che nel campo della fisica ci sia una discriminazione sessista nei confronti delle donne.

La Slide Ripresa dai Giornali

E’ solo adesso, alla slide 17, che vediamo materializzarsi la frase che è stata ripetuta come un rosario da tutti i media. Leggiamo: “la fisica è stata inventata dagli uomini, non è su invito“. Partendo dal fatto che non ci sono chiari ed ulteriori elementi per capire esattamente cosa Alessandro Strumia volesse dire, risulta semplicemente ridicolo che uno studio complesso come quello da noi appena spiegato venga dai media tutti eclissato nella credibilità da questa sola frase. Risulta anzi doppiamente ridicolo poiché è solo mezza slide. Poco sotto leggiamo infatti anche la frase “Curie (Marie Curie) ecc. sono entrate solo dopo aver dimostrato ciò che sapevano fare”. 

Facendo funzionare i neuroni a livello base, appare piuttosto probabile che Alessandro Strumia volesse dire qualcosa come: “non c’è nessuna discriminazione nei confronti delle donne (titolo della slide in questione), semplicemente sono gli uomini ad aver storicamente inventato la fisica. In questa comunità non si entra per invito (e questo vale anche per gli uomini, come inizialmente detto da Strumia) ma solo per capacità. Marie Curie ed altre scienziate famose ci sono entrate solo dopo aver dimostrato le loro capacità“.

Alla luce del fatto che il professore stesso aveva inizialmente detto che la fisica prescinde da fattori quali sesso, razza, nazionalità ecc, e constatando che è stata riportata solo metà della slide, se ne conclude che i media hanno mistificato tanto le sue affermazioni quanto le sue intenzioni, propagandando la narrazione falsa ed ideologica del sessismo.

Se riguardiamo adesso ad esempio l’articolo de’ il Fatto blog, Fisica e sessismo, alle donne le scienze dure sono negate, non possiamo che rimanere colpiti dal grado di disinformazione e lettura ideologica. La frase prima citata riguardo le slides che “contenevano essenzialmente dati e grafici che dimostrerebbero, in breve, come la fisica sia un affare per uomini“, non può infatti che essere definita, alla luce dei fatti, disinformazione. I tentativi di “confutare” il lavoro di Strumia citando altri studi, inoltre, risultano assolutamente fuori luogo. In primis poiché si presuppone che chi si appresta a confutare abbia come minimo capito ciò che vuole confutare, mentre è evidente che l’autrice dell’articolo non solo parte da premesse sbagliate, ma nemmeno ha studiato ciò che Strumia stava mostrando con “grafici e dati”.

In secondo luogo, perché per confutare un’ipotesi o un risultato, come già sottolienato, bisogna sperimentalmente controllare quell’ipotesi e quel risultato, da prassi popperiana (e a questo punto ci sentiamo di dire strumiana, dato che è esattamente ciò che i professore ha fatto). Fa semplicemente ridere che sedicenti giornalisti, in palese ignoranza di come si costruisce uno studio scientifico, pretendano di sbugiardare il lavoro metodico di uno scienziato seguendo praticamante l’approccio di un qualsiasi utente in discussioni su facebook. Possiamo ragionevolmete estendere questa ovvietà a chiunque si sia improvvisato debunker giornalistico di Alessandro Strumia.

Con questo, è bene sottolinearlo, non si intende dire che i giornalisti non possano confutare Strumia perché “non hanno le competenze” o “non sono scienziati”. Questa classica quanto vile argomentazione, atta a colpire retoricamente una persona piuttosto che il contenuto delle sue parole, non ci appartiene. Intendiamo invece dire che, per confutare iil professore, prima di tutto serve il metodo scientifico e questo non è stato certamente utilizzato né dai giornalisti né purtroppo dal CERN.

Perciò, terminata l’analisi tecnica delle slides, è opportuno dire che noi non ci avventureremo in una battaglia all’ultimo neurone per dimostrare che i risultati di Strumia siano veri in assoluto, come invece, per dimostrare il contrario, hanno fatto fior fior di giornalisti. Di questo devono o dovrebbero occuparsi altri studiosi. Solo un ulteriore controllo scientifico e popperiano, infatti, può eventualmente confutare il piccolo lavoro del professore. Questo fatto banale (ma non per tutti evidentemente) apre purtroppo le porte a più di una riflessione sul trattamento riservato al professore, in quanto il Cern stesso sembra esser venuto meno alla prassi scientifica nella vicenda. Dedicheremo a ciò parte del prossimo articolo.

Ora Fermiamoci

Le slide sono 26 ma noi, in questo articolo, ci fermiamo qui, in quanto ciò che serviva dire per comprendere l’essenza del lavoro di Strumia, nonché per confutare la narrazione che i media avevano fatto di lui e delle sue intenzioni, è stato detto. Diciamo solo che dalla slide 18, fra le altre cose, Alessandro Strumia riporta articoli di giornale che mostrano come, politicamente, siano state prese decisioni che non tutelano l’eguaglianza di genere, (cioè il fatto che uomini e donne abbiano le medesime opportunità nella società) ma che invece creano discriminazione.

Un articolo è del Telegraph, dove si informa che l’università di Oxford ha deciso di assegnare più tempo per completare gli esami di maematica ai soli studenti di sesso femminile. Uno è de Il Sole 24 Ore e ci riguarda, in quanto si parla di provvedimenti per rendere l’università scontata o addirittura gratis per studenti di sesso femminile. Infine, ci sono un bando promosso dalla Melbourne University in cui si offrono 3 posti in discipline quantitative, ed uno scholarship pubblicato su scholarships.com. Entrambi erano aperti solo ed esclusivamente a studenti di sesso femminile.

Il professore li mostra non solo come fatti che ampliano la comprensione della sproporzione da lui osservata, ma anche e soprattutto come sintomi tangibili di intromissioni ideologiche nella scienza. Ma di questo e delle altre slides di Strumia parleremo nel prossimo articolo dedicato all’argomento, dove arriveremo ad esprimere un giudizio complessivo sulla vicenda.

Il Bastian Contrario

 

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